Medulla: il nuovo video è “Al di là del buio” #TRAKOFTHEDAY

Esce oggi “Al di là del buio”, il nuovo singolo dei Medulla, band rock cantautorale di Milano.
Nati nel capoluogo lombardo nel 2008 da un’idea di Michele Andrea Scalzo (voce), la band è composta da Federico Calvara (basso), Carlotta Divitini (tastiere) e Giuseppe Brambilla (batteria).

Il primo singolo “Al di là del buio” è l’apripista del nuovo disco in uscita della band.

“Ridi Amore mio,

non sarà semplice ma vedrai

che al di là del buio non ci rimane che vivere”

“Questa frase”, spiega Michele, cantante della band, “nasce dalla consapevolezza che un finale come quello di “Tempi Moderni” vale per tutti: il vagabondo e la sua compagna hanno perso tutto, sono ai margini della strada e quando arriva il momento di ripartire lui la invita a sorridere. Senza sorriso sarebbe tutto vano. Senza sorriso si rimarrebbe dei meri sopravvissuti. E allora nasce la consapevolezza di volersi levare quel prefisso e poter un giorno ricordare la propria vita che si è vissuta. Il desiderio di restare sveglio e non il voler rifugiarsi nei sogni, è solo l’inizio del percorso”.

Travelling Souls venerdì al Draft

Joseph Martone and the Travelling Souls saranno dal vivo al Draft [Via Ottavio de Marsilio, 3 – Vallo della Lucania (SA)] il 22 aprile 2016.

Folk, musica popolare e influenze rock, dal sud-ovest americano alle melodie mediterranee, danno vita a “Where we belong” (primo album della formazione uscito nel 2013 e registrato fra Londra, Parigi, Los Angeles e il sud Italia), che già dal titolo richiama alle radici, all’appartenenza. 

Prodotto dai Travelling Souls, l’album include collaborazioni con il fisarmonicista Frank Marocco (“Il Padrino”, “Il Postino”, The Beach Boys, Pink Floyd), il trombettista Stewart Cole (Edward Sharpe e the Magnetic Zeros) e il polistrumentista Roberto Angelini.

Heathens: il nuovo video è “Bertrand Russel”

Il

nuovo videoclip degli Heathensè

  “Bertrand Russell”, secondo singolo estratto dal fortunato ultimo album “Alpha”, pubblicato lo scorso 5 febbraio da IRMA Records. 

La band di Feltre, dopo “Parallel Universes”, rilascia un nuovo videoclip (per la regia di Fabrizio Toigo) 

che ben descrive con le immagini lo stato d’ansia ricreato dalle sonorità e dalla vocalità della canzone, intitolata al celebre filosofo e attivista gallese

La stessa band descrive in questo modo il concept dietro al video e alla canzone: 

“Una società intesa come una ragnatela che intrappola ciò che è difficile e profondo, lasciandoci soffocare in una pozzanghera di superficialità. 

Cieca fede o logico dubbio? La voce di Russell emerge dal buio e dalle ragnatele.”

Recensione: Pugni nei reni, “Bello ma i primi dischi erano meglio”

Uscito pochi giorni fa, si chiama Bello ma i primi dischi erano meglio il nuovo dei Pugni nei reni, a rappresentare con il titolo uno dei luoghi comuni più frequenti (ma spesso veritieri) della storia del rock. 

Pugni nei reni traccia per traccia

Con una partenza al contrario, Babuzzi apre il disco su ritmi e suoni rock blues, ma prendendosi anche delle libertà che viaggiano in direzione psichedelica. Si prosegue con Drop, aperta dalla chitarra su toni molto determinati. La canzone si permette qualche excursus piuttosto Seventies, affidato anche in questo caso alla chitarra ma anche alla voce, mentre la sezione ritmica si preoccupa di tenere il brano ancorato a terra. 

Morning Brunch parte pianissimo, ma non c’è mai da fidarsi degli incipit troppo morbidi: il ritmo si anima in breve e, seppur senza picchiare troppo duro, ci si trova di fronte un blues cantato in falsetto e virato in senso elettronico, piuttosto fantasioso.

Se ti piacciono i Pugni nei reni assaggia anche: 

NewTraKs: laCasta, “Encyclia”

Arrivano dalla Puglia, ma non proprio con un umore “solare”: laCasta è una band dalle forti attitudini metal, hardcore, screamo, che, giusto per capirsi, sul palco dà le spalle al pubblico, per sottolineare l’atteggiamento ottimistico e di apertura al mondo. 

Ottimismo o no, laCasta attacca a testa bassa e tende a fare piazza pulita di ogni compromesso con le sei tracce contenute in Encyclia, disco ricco di collera e disperazione. 

LaCasta traccia per traccia<

Dopo l’Intro strumentale, che fa da apripista al disco, si parte con il metallo fuso di No hope, molto violenta ma non a ritmi altissimi. Anzi il passo è volutamente cadenzato, a sottolineare la pesantezza dei suoi. Poi da metà brano si comincia a correre come pazzi, con il drumming alle prese con accelerazioni furibonde. 

In parte a causa del mix, in parte per il cantato screamo, in qualche modo la voce, pure urlata, sembra rimanere indietro di mezzo passo rispetto agli strumenti. Impressione confermata anche da The Reaction Will Never Come, che attraversa fasi differenti, ma sempre aggredendo alla gola. 

You are nothing si introduce con ritmi deliranti e tiratissimi di batteria, che si calmano soltanto in un secondo tempo. Più fluida Rejection of life, mentre l’ep si chiude sull’accelerazioneprogressiva e bruciante che caratterizza Goddess (Outro). 

Una prova consistente, quella de laCasta, che con questo ep può ambire a uno spazio significativo tra le voci (roche) dell’hardcore di casa nostra, con ulteriori speranze di crescita per il futuro. 

Se ti piace laCasta assaggia anche: 

Appino

1) proprio con tutta la leggerezza del caso, serenità 

M non mi sono scervellato un 

Suono con gli zen da 18 anni e quella è la mia vita 
Nuovi luoghi che con la band non esploriamo

Testamento una bella mazzata 

Arrivato da solo gironzolando per il ko do per piacere

Tanta musica diversa disco che mi ha auto un gran sorriso a registrarlo
Partito programmaticamente a parlare della famiglia che è una bella mazzata

Desterò, sole, spazi vuoti, solitudine piacevole

Non mi 
Nato da zero pressioni
2) cantautore sempre stato, accostarci parole sempre fatto

In realtà 

Se zen non fossero stati appino, brani cantautoriali 

Era punto di vista più cantarla testamento, Tenco arrivato con il testamento

Cantautore scrivere 
3) Paolo baldi i, scelti a posteriori 

Provini lavorati 

Sonorità più afro, disco primo acchito influenze reggae in realtà più afro

Unico produttore in italia che si confronta 

Levare c’era prima di 
4) Ulisse parla di viaggio viaggiatore più famoso del mondo

Voleva tornare a Itaca, ma mondo moderno vogliamo viaggiare per allontanarci da Itaca

Canzone solare ma nasconde un punto interrogativo
5) cantautorato da Dylan, si ripetono le strofe
Fanatico di Dylan, e 

Non c’è L,avevo con nessuno, pubblico cambiato aumentato

Bene non farsi 
Tg beat, Napoli 

Molto afro 

Brano più fiero perché fa ballare e io non avevo

Giro di basso mi fa godere

Non ße n’è ancora parlato

Pochi dischi e tanti tour 

Mi piace scrivere 

Quando ho quattro giorni liberi mi

80 brani strumentali, mi piace

Anni sessanta e settanta era così 

Ep abbiamo fatto, tendiamo sempre a fare robe nuove, perché ma

Fa uscire la sera con il sorriso sulle labbra

Quando sarà forzato non 

Si comincia con una robusta ma plastica Shelter, che porta con sé sonorità sul limite del vintage. 2) è contrassegnata da suoni di provenienza più british, alcuni dei quali beatlesiani, ma stesi su una tavolozza variopinta e dalle trame differenti. 
Cori e chitarra gli elementi distintivi di 3, almeno sulle prime. Ritmi alti e quasi danzerecci su 4, brano disinvolto e accattivante
Black Parrot torna a proporre suoni robusti, vicini a idee hard rock, su ritmi non aceleratissimi. Velocità a tratti maggiore, ma atmosfere più oscure in The Liars, che si gioca tutta su un’alternanza di luci improvvise e tunnel al buio. 

Ritmi molto veloci e senza compromessi per Holland park, che tende a non prendersi troppo sul serio. Molto più solenne al contrario A Girl Called Sunshine, con tastiere e una batteria che punteggia i crescendo. 

Si torna a giocare un po’ con i suoni in Phoenix, che ha ritmi alti e chitarre in evidenza, anche se anche qui l’hammond si fa sentire. Wonderland apre su sonorità elettroniche per virare su un blues-funk piuttosto articolato. 
Il disco è molto fresco e non cade nella tentazione di ripetere all’infinito le formule che funzionano: anzi si apprezza come cambino spesso e con generosità gli orizzonti sonori. Nonostante un’indole che punta verso il pop,  

“Grande Raccordo Animale”, Appino: la recensione #TraKs

Grande raccordo animale_cover_bDue anni dopo il molto (giustamente) premiato Il Testamento, Appino torna a pubblicare da solista, lontano dai suoi Zen Circus, con Grande Raccordo Animale.

Il disco rappresenta un cambio di atmosfere rispetto al precedente e più aggressivo album: il cantante ha deciso di vestire per intero gli abiti del cantautore, staccandosi in maniera più netta dai suoi della band d’origine.

Il disco si apre con Ulisse, che dopo un breve incipit disegna atmosfere da cantautore moderno, con inciso reggae che fa ricordare immediatamente la produzione di Paolo Baldini, e una rilettura del mito calata in un quadro contemporaneo e meno ricco di speranze.

Rockstar, già presentata come singolo,  si configura come un ritratto tranquillo e un confronto con una possibile realtà quotidiana futura che si scoprirà non particolarmente rassicurante.

La title track Grande Raccordo Animale è ritmata dalla chitarra acustica. Il brano poi attraversa fasi e sapori diversi, con l’uso di cori, trombe, battimani, e da intima si trasforma in una fiesta sudamericana.

New York ha un passo di pop-rock tradizionale, qui e là anche con qualche sfumatura parodistica, con un breve finale di chitarra elettrica.

La volpe e l’elefante cambia suoni e fa perno su un groove che punta direttamente a un giro funky della chitarra, per una danza dai molti colori.

Linea Guida Generale si dipana in modalità veloci , per un brano di tutta freschezza molto diretto e ricco di buoni consigli. L’isola di Utopia al contrario all’inizio fa perno su una serie di “non credo” che però si traducono in credenze e affermazioni, tra Thomas More e Carl Gustav Jung.

Galassia si costruisce su un beat ripetuto sostanzialmente dance, ma il discorso cresce via via più aggressivo e più rock, con un finale in cui si scatena la batteria. Buon anno (il Guastafeste) è una curiosa canzone d’auguri corale.

Molto morbido l’andamento di Nabuco Donosor: con un percorso non rettilineo seguiamo il varo e il viaggio di una nave immaginaria attraverso orizzonti psichedelici.

Si chiude con Tropico del Cancro, che rappresenta l’esito di una cena realmente avvenuta, nonché un rapporto comunque non sempre facilissimo con il pubblico, nonché una sorta di Avvelenata che viaggia da Berlinguer all’aragosta senza soluzione di continuità.

Ciò che impressiona del disco di Appino è la padronanza assoluta del mezzo: perché se è vero che ha alle spalle un disco da solista molto premiato, cui si sommano le esperienze maturate con gli Zen Circus, la sorpresa è la capacità di cambiare ambito di riferimento senza perdere la forza delle composizioni.

Gli Gnac pubblicano il video di “K2” #TraKoftheDay

K2 è il primo singolo con relativo video del disco d’esordio degli Gnac, quartetto padovano che fotografa uno spicchio di provincia italiana del duemilaquindici e disegna uno spaccato della “generazione indie” dei trentenni d’oggi, musicisti e non.

Il video di K2 è stato realizzato dal videomaker Davide Pagin su un’idea degli stessi Gnac e anticipa l’uscita, prevista per giugno, di Adesso, il debutto degli Gnac.

Gli Gnac ce l’hanno anche con i gestori dei locali che non pagano, gli studenti universitari mantenuti da papà e i cantanti indipendenti, Brunori, Di Martino e Colapesce compresi: “Che due coglioni il cantante indipendente con la camicia quadri, la mamma con il suv, i servizi sulla tav / Brunori Di Martino Colapesce, i radical chic, l’attivista del centro sociale, a casa c’ha la colf il padre la fabbrica”.