La recensione: “Tramps & Thieves”, Four Tramps #TraKs

a0578335549_10Si intitola Tramps & Thieves il nuovo disco dei Four Tramps, band che parte dall’Emilia per conquistare il West e altre terre al di là del Mississippi, il tutto a colpi di rock e blues.

Giocosa e già molto vintage 22 Crickets (My first rifle), in cui il divertimento di suonare un rock che suoni southern è piuttosto palpabile.

Con Moonshiner in Love il rapporto con il blues si fa più intenso e le atmosfere si oscurano in parte. Il contributo della chitarra si fa più evidente in questa traccia da tre minuti.

La title track Tramps & Thieves prosegue sui binari di un blues piuttosto potente ma anche dai ritmi alti, con qualche deriva variegata, come se la band cambiasse d’umore in corso d’opera.

The Girl of Abnormal Dreams mette in evidenza invece le qualità vocali, intorno a un giro di chitarra piuttosto intenso e a rumorose esplosioni di batteria.

Buon giro di basso a sorreggere invece Last day of freedom, un rock ritmato e carico, con chitarre vibranti e ottime dosi di old style iniettate nel corpo della canzone.

Con Tremblin’ Land Blues i toni si moderano e le luci si abbassano, e del resto non potrebbe che essere così per un blues dedicato alla terra che trema.

Si cambia decisamente atmosfera fin quasi a sconfinare in terreni rockabilly o comunque “rock and roll” con Mr. Jameson (Irish Drunken Blues).

Morning Spread Blues assomiglia al classico pezzo di passaggio, ma anche qui si possono trovare divertimento e schitarrate. Con Buster Blues il primo collegamento che salta alla mente è quello con i Led Zeppelin acustici, o almeno con quel periodo di riferimento.

Revolution tonight, a dispetto del titolo, non è particolarmente incendiaria, anzi sembra piuttosto malinconica. Il disco si chiude formalmente con le evoluzioni di Me & The Devil #2, finalone ancora una volta blues ma dalle molte vite.

Ci sono poi due bonus track, il grande classico di Eddie Cochran, ripreso da centinaia di altri tra cui Beach Boys e The Who, Summertime Blues, nonché Webcam Girl versione 2012.

Può far perfino sorridere la passione con cui questo quartetto si mette sulle tracce del blues e lo suona con attitudine, carica e con la pazienza necessaria a un genere che necessita di essere amato, prima che suonato.

Ma finiti i sorrisi rimane la sostanza di un disco forte, generoso, intenso e che sembra collocato perfettamente a cavallo di un grande fiume (ok, il Po non è il Mississippi, ma l’acqua è la stessa dappertutto).

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